IL SIUM DI UNE PATRIE

Il Sium di une Patrie. I ultins dîs di Pre Checo Placerean.

Il grande traduttore della Bibbia in lingua friulana, pre Checo Placerean, è stato ricordato nel 25° anniversario della sua scomparsa con uno spettacolo teatrale inedito: “Il Sium di une Patrie - I ultins dîs di Pre Checo Placerean” di e con Fabiano Fantini, che è andato in scena per la prima volta il 23 Novembre, al Teatro San Giorgio di Udine e ha riscosso un buon successo da parte del numeroso pubblico presente in sala. La rappresentazione è stata accompagnata dalle musiche suonate dal vivo dal fisarmonicista Sebastiano Zorza; gli elementi scenografici sono stati realizzati da Luigina Tusini. Lo spettacolo è una produzione del CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia ed è promosso dall’ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane. Attraverso “quadri” Fantini ha sviluppato l’analisi dei singoli aspetti del pensiero di pre Checo: dall’amore per il suo popolo, alla necessità di tradurre la Bibbia in friulano, dalle sue idee politiche, che trovano ispirazione nel patriarcato di Aquileia, fino all’aspetto più anarchico e scandaloso della sua fede in Cristo.

“Con questo spettacolo – ha sottolineato Lorenzo Zanon, presidente dell’ARLeF – abbiamo voluto ricordare il 25° anniversario della morte del grande prete friulano, fondatore del “Moviment Friûl”, autonomista, teologo, animatore della scena politica e culturale friulana degli anni ’60 - ’70, al fine di analizzare il suo pensiero e la sua opera per mettere in discussione e valorizzare un uomo e un periodo storico fondamentale per il Friuli e per la sua lingua”. Zanon ha proseguito: “Quelli furono anni molto importanti perchè il popolo friulano prese coscienza, sia nella cornice etnica – linguistica, sia nella cornice politica, e la chiarezza del pensiero di pre Checo Placerean aveva aperto gli occhi ai friulani sulla necessità di difendere la propria lingua, sull’importanza dell’Università a Udine, sulla portata storica del Patriarcato di Aquileia, sul problema dell’emigrazione e su tanto altro ancora. Fu un grande uomo anche dal punto di vista teologico, in contrasto autentico con la chiesa ufficiale, ma coerente tanto da pagarne le conseguenze con un isolamento ingiusto”. Fabiano Fantini, autore e attore dell’opera, ha ricordato anche che: “gli ultimi anni di vita di pre Checo furono sconvolti dalla malattia che lo aveva colpito e che lo spinse verso una depressione profonda e una conseguente crisi esistenziale. Lo spettacolo parte da qui, dall’analisi del personaggio in maniera non univoca, retorica o enfatica, tipica delle celebrazioni, ma con tutte le sue contraddizioni, nei suoi aspetti più positivi e nei momenti di disorientamento e di solitudine, in una visione che, però, non tradisce la grande importanza del suo messaggio”.

vedi notizia sul sito di CSS UDINE >

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